Garante animali

Milano, 08 giugno 2015


Una storia poco edificante


Agenzie giornalistiche del 31 maggio 2015 riferiscono dell'assoluzione da parte del Tribunale di Milano di un cittadino imputato di maltrattamento di animali.

Il fatto. Una persona passeggia col suo bassotto nano al guinzaglio quando l'animale fa pipì sull'espositore dei giornali di un'edicola. L'edicolante, infuriato, prende ripetutamente a calci il cagnolino, scaraventandolo ad alcuni metri di distanza e procurandogli dolori lungo tutta la colonna vertebrale e un evidente stato di shock.

Deplorevole la trascuratezza del responsabile del cane e inqualificabile il comportamento dell'edicolante.

Ma il peggio viene dopo. L'edicolante viene dichiarato non punibile "per la particolare tenuità del fatto" (già, il cagnolino se l'è cavata, ndr) poiché l'imputato "ha sì posto in essere una condotta lesiva nei confronti del cane... ma non ha utilizzato né armi o altri strumenti di particolare lesività, né modalità tali da far ritenere che la condotta sia stata espressione di un gesto gratuito", essendosi trattato di un gesto "nell'immediatezza di un comportamento dannoso tenuto dal cane".

Dunque, siamo avvisati: siamo autorizzati, "nell'immediatezza", a prendere tranquillamente a calci chi ci fa arrabbiare, purché si eviti di procurare "lesioni gravi" e si eviti l'uso di armi o di altri strumenti particolarmente lesivi. E tutti noi, se mai ci capitasse di renderci responsabili di comportamenti non ineccepibili, rischiamo di essere presi a calci e di dovercene stare zitti.

Saremmo curiosi di conoscere l'opinione del signor Giudice, che ha ritenuto sussistere la "particolare tenuità del fatto", se anziché di un cagnolino (innocente, la responsabilità essendo semmai di chi ne ha la responsabilità) si fosse trattato di un bambino urinante sui giornali o se a essere preso a calci fosse stato lui stesso per aver detto una frase poco riguardosa all'edicolante.

La ragione della "tenuità" sta, insomma, nelle caratteristiche dell'oggetto della violenza: un esito non edificante della riforma del diritto penale dello scorso marzo.